Il terremoto di Lisbona del 1755, David Herrliberger, National Library of Spain, CC BY-NC-SA

Disastri naturali come terremoti, tornado e tsunami arrivano rapidamente e senza preavviso, arrecando distruzione e devastazione. Nel passato, le persone spesso attribuivano questi cataclismi a un potere superiore che stava punendo l’umanità per i propri peccati, come per esempio nel caso del racconto biblico di Sodoma and Gomorra

Oggi i progressi della scienza e della tecnologia ci aiutano a gestire l'impatto dei disastri naturali. La tecnologia può assicurarci allerte precoci, in modo che le persone possano essere evacuate dalle aree a rischio, consente il coordinamento delle missioni di soccorso e recupero, e supporta le operazioni di ripristino e ricostruzione. Anche in questo caso, proprio come per i conflitti e le guerre, vediamo la resilienza umana messa alla prova.

Lisbona - il terremoto del 1755

Il grande terremoto di Lisbona del 1755, che ha danneggiato pesantemente il sud-ovest della penisola iberica e il nord-ovest dell'Africa è stato uno degli eventi più catastrofici della storia europea.

A causa della caduta di molte candele, il terremoto di Lisbona provocò anche un vasto incendio. Inoltre, quaranta minuti dopo la scossa, un violento tsunami colpì la città. Il terremoto distrusse quasi completamente Lisbona e le aree circostanti. Il bilancio delle vittime fu stimato in 100.000 persone, rendendolo uno dei terremoti più letali mai registrati nella storia del vecchio continente.

Il terremoto del 1755, dipinto tra il 1756 e il 1792, João Glama Ströberle, Wikimedia Commons, Public Domain Mark
Il terremoto del 1755, dipinto tra il 1756 e il 1792, João Glama Ströberle, Wikimedia Commons, Public Domain Mark

L'85% degli edifici di Lisbona fu distrutto, compresi i palazzi reali e le biblioteche. Il Teatro dell’Opera di Lisbona (l’Ópera do Tejo), che aveva aperto appena sei mesi prima, venne completamente raso al suolo. I lavori di ricostruzione iniziarono rapidamente, non senza il ricorso a misure drastiche. L'esercito bloccò la città per tenere fuori i saccheggiatori, ma ciò  significò anche tenere prigioniera la popolazione, impedendole di scappare per trovare sicurezza altrove.

Il re e il primo ministro del Portogallo, entrambi fuggiti illesi dal disastro, si adoperarono per ricostruire la città. Scelsero di radere al suolo il quartiere della Baixa, cuore della città vecchia, per creare un nuovo insediamento urbano con grandi piazze e strade larghe. La ricostruzione di Lisbona ci ha dato i primi edifici europei antisismici; il quartiere ‘Pombaline’ fu chiamato così in onore del principale architetto della ricostruzione, il Marchese di Pombal.

York Minster, il recupero dopo i fulmini

Le recenti immagini di Notre Dame in fiamme potrebbero aver ricordato agli abitanti di York quello che successe alla loro cattedrale 35 anni fa. La York Minster, costruita tra il XII e il XV secolo, è la più grande cattedrale gotica della Gran Bretagna. Nel corso dei secoli, è stata più volte danneggiata dal fuoco. Il 9 luglio 1984, un fulmine ha colpito il tetto dell’edificio e le fiamme hanno presto inghiottito la massiccia struttura. Centinaia di vigili del fuoco hanno combattuto tutta la notte per contenere il fuoco, mentre tanti, tra personale e clero, si adoperarono per mettere in salvo i beni storici.

L'incendio divorò il tetto del transetto sud della chiesa e il suo famoso rosone. Le vetrate, danneggiate dal calore, furono fortunatamente tenute insieme dal piombo, permettendone la rimozione e il complicatissimo restaurato con l’uso di materiali tradizionali.

Nel 1988 furono terminate le riparazioni più urgenti, ma i lavori di restauro e conservazione del Minster continuano ininterrottamente. Di recente, è stato utilizzato un innovativo rivestimento resistente ai raggi UV, per proteggere le antiche vetrate colorate risalenti a 600 anni fa, in particolare nella Great East Window. Visita il sito della York Minster per ulteriori informazioni.

Assisi e la basilica di San Francesco, l’assestamento dopo il terremoto

Assisi, famosa meta di pellegrinaggio dell’Italia centrale ha subito vari terremoti nel corso della sua storia, ma pochi hanno causato danni come quello del settembre 1997. Questa calamità interessò tutta la città e proprio durante il sisma la volta centrale della Basilica di San Francesco d'Assisi crollò rovinosamente.

Volta e affreschi, Basilica di San Francesco d’Assisi, fotografo sconosciuto, University of Bologna, CC BY-ND
Volta e affreschi, Basilica di San Francesco d’Assisi, fotografo sconosciuto, University of Bologna, CC BY-ND

San Francesco, grande amante della natura visse ad Assisi per tutta la vita e lì fondò l'ordine che porta il suo nome. Divenne poi il santo protettore degli animali e della natura e condivide con Caterina da Siena il titolo di patrono d’Italia.

La Basilica è formata da due chiese in stile gotico antico, decorate con affreschi di numerosi pittori della scuola romana e toscana del tardo Medioevo, e custodisce opere di notevoli artisti italiani come l'innovatore Giotto.

L'intero complesso fu gravemente danneggiato, ma misure tempestive, come la stabilizzazione di emergenza della struttura, l'hanno salvato. E in soli due anni, la Basilica riaprì ai visitatori.

Chiostro e chiesa superiore di San Francesco Assisi, 1967, Paolo Monti, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), CC BY-SA
Chiostro e chiesa superiore di San Francesco Assisi, 1967, Paolo Monti, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), CC BY-SA

La regione è ancora vittima di frequenti terremoti che causano gravi danni e perdite di vite umane. Le autorità e la popolazione locale hanno il difficile compito di ricostruire queste aree, spesso rurali, preservando il loro patrimonio culturale.

Venezia, la minaccia costante dell’acqua alta

Venezia, 1950-1960, Paolo Monti, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), CC BY-SA
Venezia, 1950-1960, Paolo Monti, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), CC BY-SA

Considerata una delle città più amate al mondo, Venezia oggi vive molte sfide. Oltre ai pericoli derivanti dal turismo dilagante e dall'inquinamento, la città deve affrontare annualmente un particolare tipo di inondazione chiamato “acqua alta" un'eccezionale marea che si verifica nel Mar Adriatico settentrionale. La prima descrizione documentata di acqua alta a Venezia è stata registrata nell'anno 782 d.C. e, a causa dei cambiamenti climatici, il fenomeno è in aumento.

Venezia, 1950-1960, Paolo Monti, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), CC BY-SA
Venezia, 1950-1960, Paolo Monti, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), CC BY-SA

La peggiore ondata di acqua alta a Venezia si ebbe nel 1966, quando si raggiunsero i 194 cm sopra il livello del mare. L'inondazione ha causato enormi danni e ha lasciato migliaia di residenti senza una casa. L’evento ha ribadito la necessità di interventi di restauro e protezione, per salvare Venezia da queste eccezionali alte maree.

Da allora, sono state adottate varie misure per mitigare il rischio di alluvioni. Il Progetto MOSE vedrà cancelli mobili e rinforzi chiudere la laguna di Venezia durante le maree, evitando l’innalzamento delle acque e le conseguenti minacce per la città. È stato stimato che il MOSE sarà completato e messo in funzione entro il 2022.