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Kinetichrome

Figure geometriche

opera d'arte applicata

L'opera è difficilemente osservabile per via di una postazione informatica inserita a ridosso anche se mobile. Si presenta esternamente come una scatola quadrata costituita da un'intelaiatura metallica grigia che contiene l'intero meccanismo di cui è costituito il quadro cinetico. Frontalmente un'apertura circolare permette la visione di una immagine simmetrica caratterizzata da elementi geometrici disposti, in maniera sparsa sulla sua superficie. Contiene una fonte luminosa e due polarizzatori con controllo elettronico per permettono la sovraimpressione delle immagini mentre gli 'slides' cambiano. La luce permette di evidenziare un reticolato marrone, la cui intensità varia in continuazione, al centro del quale sono inseriti questi elementi crestati, posti in successione, di colore celeste, rosa e giallo.


A partire dal 1952, Albert Friscia mostra a Roma ad un gruppo di artisti, suoi amici, le sue prime proiezioni cinetiche con luce polarizzata, venendo identificato come uno degli artisti più colti e attivi tra gli Stati Uniti e l'Europa. Alle proiezioni fanno seguito i "Kinetichromes" (esposti a Roma per la prima volta nel 1967): essi appaiono vera scoperta in un momento in cui il dilagare dell'arte cinetica agita il movimento contemporaneo anche a costo di soffocare ogni poetica pittorica. Nel caso di Friscia i suoi quadri cinetici non appaiono l'ennesima estrosa incursione nel campo delle tendenze d'avanguardia, ma una matura messa a punto della sua raffinata concezione di pittura. Il movimento impercettibile dei due dischi polarizzati provoca variazioni di intensità e qualità della luce che, suscitano a loro volta, nello spettatore una sensazione di movimento virtuale delle luci e dei colori trasmessi dalle sapienti sagome ritagliate dall'artista. Ciò non è che la realizazione delle trasparenze, compresenze e trasformazioni evocative gradualmente raggiunte dall'artista almeno a comnciare dal 1937. La trasformazione cromo-luministica delle forme come persistenza e la memoria degli eventi nello spazio come trasparenza rappresentano le due formule chiave che ritroviamo in tutte le opere dell'artista: si individuano nei dipinti, nelle sculture e nei suoi disegni su carta. Un lavoro minuzioso e attento che condusse incessantemente fino agli ultimi anni della sua vita. Le opere donate dalla signora Lidia Di Bello sono state notificate il 01/03/2000 con il seguente provvedimento: 'Repertorio n. 62/00', estremi del provvedimento 2000/02/10.