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Matrimonio di Cupido e Psiche

Il dipinto è collocato al centro della volta: la posizione privilegiata, la forma quadrata del lacunare che lo ospita, il disegno e il colore delle cornici in stucco che ne delimitano e arricchiscono i bordi sottolineano la centralità compositiva e di significato dell'opera all'interno della complessa decorazione del soffitto. Soggetto del dipinto sono le nozze di Amore e Psiche celebrate sull'Olimpo: l'immagine è caratterizzata da un potente scorcio delle figure e da una scelta cromatica impostata sul contrasto luministico. Alla base del riquadro, un letto di nubi rigonfie funge da sostegno per le figure: si distinguono innanzitutto, al centro della scena, i protagonisti Amore e Psiche, in atto di scambiarsi la destra. Amore sta infilando all'anulare dell'amata l'anello nuziale. Direttamente al di sopra delle mani incrociate degli sposi, Giove e Giunone - quest'ultima con le braccia aperte in gesto di benedizione e accoglienza - presenziano all'evento, stagliandosi nella luce dell'Olimpo. Amore e Psiche sono attorniati da varie figure, tra cui si distinguono, in base agli attributi e procedendo in senso orario dalla destra di Amore: Mercurio, Abbondanza o Cerere, Ganimede, Vulcano, Marte e Venere. Il dipinto costituisce la conclusione narrativa della vicenda snodatasi attraverso i lacunari del soffitto e parte delle pareti della camera. Esso tuttavia non è traduzione fedele del passo relativo alle nozze con cui Apuleio termina la lunga storia di Amore e Psiche (Metamorfosi, libro VI, 23-24), quanto piuttosto una sintetica rielaborazione del testo: Giulio Romano omette, ad esempio, la consegna del nettare d'ambrosia da parte di Giove a Psiche, strumento con cui alla fanciulla è donata l'immortalità, e opera una riduzione del numero degli dei presenti alle nozze. La scelta narrativa e gli inediti modi stilistici distinguono con forza il dipinto dall'analogo episodio di Raffaello e allievi sulla volta della loggia di Psiche alla Farnesina (Roma), nel quale la maggiore fedeltà al testo si accompagna a una visualizzazione in piano, dunque di più facile lettura, dell'evento. Giulio Romano rielabora, nella chiave del proprio sperimentalismo manierista, la cultura prospettica padana, memore innanzitutto delle soluzioni illusionistiche adottate da Andrea Mantegna sulla volta della Camera degli Sposi a Mantova. Il dipinto, come gli altri pannelli della volta, è realizzato a olio su un sottile strato di intonaco di malta finissima steso su un letto di canne intrecciate. Discusso è il diretto coinvolgimento esecutivo di Giulio Romano, cui la critica, a partire da Carpi, assegna parecchi episodi della volta: certo dell'intervento del maestro in questo virtuosistico scorcio è Oberhuber; Belluzzi, più in generale, riferisce senza esitazione al contributo della mano di Giulio Romano i grandiosi scorci prospettici del soffitto della camera. Si ricorda che i principali collaboratori menzionati dai documenti circa la decorazione della camera di Psiche sono Benedetto Pagni e Rinaldo Mantovano. Sul dipinto, sottoposto a numerosi interventi di restauro nel Novecento, non si riscontrano tracce individuabili di riporto del disegno.