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Sbracia Americo

Sbracia Americo

Description

    • Le scarne notizie annotate sul "Foglio matricolare" testimoniano che Sbracia Americo fu soldato di leva II^ categoria, classe 1895. Chiamato alle armi il 9 gennaio 1915. Tale nel 26° reggimento fanteria l' 20 gennaio 1915. Trattenuto alle armi per mobilitazione in base all'art. 133 del testo unico delle leggi sul reclutamento del regio esercito del 9 luglio 1915. Giunto in territorio di guerra lì 9 luglio 1915. Partito da territorio dichiarato in stato di guerra per aggregazione al 90° Fant., lì 18 Marzo 1916. Tale nel 61° Regg. Fanteria Mobile, lì 16 dicembre 1916.........Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra, 1 Agosto 1917. Inviato in licenza straordinaria con assegni in attesa degli espletamenti degli atti Medico legali determinazione del Direttore dell'Ospedale M:re di Roma l' 24 luglio 1918. Partito da territorio dichiarato in stato di guerra per ferita lì 5 settembre 1918. Campagne, azioni di merito ecc. ecc. - Campagne di guerra 1915 - 1916 - 1917. Ferito da scheggia di granata al braccio destro nel combattimento sull' HERMADA il giorno 5 - 9 - 1917. Inviato in congedo assoluto perchè provvisto di pensione a vita di 2^ categoria a decorrere dal 24 marzo 1920 lì 16 marzo 1920. DURANTE IL TEMPO PASSATO SOTTO LE ARMI HA TENUTO BUONA CONDOTTA ED HA SERVITO CON FEDELTA' ED ONORE. - VERIFICATO 16 FEBBRAIO 1927
    • Sbracia Americo, nato a Roma il 20 agosto 1895 da Settimio e Carolina Presaghi e residente a Roma in via dei Cimatori n. 6. I genitori gestivano un’Osteria chiamata "Tramontana" in Corso Vittorio angolo Vicolo delle Palle frequentata dalla meglio "aristocrazia" del Rione Ponte. Allo scoppio della prima guerra mondiale, neanche compiuti 20 anni, Americo, unico figlio maschio di Settimio, fu richiamato alle armi. Fatalità volle che in combattimento, in difesa della postazione sul Monte Hermada, fu ferito da scheggia di mortaio, fu fatto prigioniero e deportato in Austria a Sigmundsherberg. Gli fu amputato il braccio destro e lì, in quelle condizioni trascorse il tempo fino alla fine del conflitto. Menomato nel fisico e nel morale fu restituito ai suoi cari e alla società. Malgrado l'amputazione subita seppe reagire, formarsi una famiglia, svolgere il suo lavoro presso il Comune di Roma, sopportare da civile gli orrori della seconda guerra mondiale con tutte le privazioni e le angherie di quei tempi. Visse con onestà, sopportando torti e ingiustizie. Ha lasciato questo mondo il 22 marzo 1960 nel rimpianto della moglie Annita Marini e i figli Renata (1920 - 2001), Maria (1922 - 2005), Luigi (1927 - 1996) e Carlo (1929 - vivente) Riposa al Cimitero Verano in Roma.

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    • 2013-05-17 17:14:18 UTC

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