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Giovanni Porcheddu medaglia d'argento della Brigata Sassari

Giovanni Porcheddu´s silver medal from the Sassari Mechanized Brigade

Description

    • Non ho contributi di testimonianze ma alcuni documenti ufficiali che attestano la veridicità della storia quali: l'ordine del giorno del 151° reggimento di fanteria della Brigata Sassari del 3 maggio 1917 relativo ad un'"azione ardita"; il documento del conferimento della Medaglia d'argento al valor militare; il documento del distintivo per le ferite riportate a Col del Rosso il 28 gennaio 1918; il foglio di congedo illimitato; il documento relativo alla medaglia istituita a ricordo della guerra 1915-1918; il documento con il quale si concede la Croce al merito di guerra; sei mdaglie più il tesserino del Nastro azzurro.
    • Mio padre Giovanni Porcheddu era nato a Siligo in provincia di Sassari il 15 marzo 1895. Fu chiamato alle armi nel 1915 e arruolato nella Brigata Sassari da poco costituita e formata da due reggimenti di fanteria: il 151° e il 152°. Mio padre fu assegnato al 151°. Com'è noto la Brigata Sassari era formata essenzialmente da sardi, fatto che le conferiva una precisa identità regionale, con un proprio modo di essere, una appartenenza culturale che caratterizzerà il comportamento dei suoi uomini nelle varie fasi della guerra, assumendo una specificità che non si riscontra in altre unità tanto che gli Alti Comandi ne sottolinearono, oltre che il valore, l'eccezionalità. Con il 151° reggimento di fanteria, mio padre partecipò alle azioni che impegnarono la "Sassari" nelle battaglie che si svolsero sull'Isonzo nel luglio del 1915. Si combatteva secondo le concezioni belliche dell'epoca basate sulla guerra di trincea, le cui caratteristiche prevedevano le seguenti fasi: "attesa, l'intenso fuoco di preparazione dell'artiglieria, il fuoco dei cecchini, l'uscita notturna dei posatubi e dei guastatori, l'assalto in massa alla baionetta, ad ondate umane, nel tentativo di irrompere tra le file austriache attraverso gli esigui squarci nel filo spinato". A questo metodo si affiancava, come variante, l'"Azione ardita" consistente in attacchi portati da plotoni di pochi uomini bene affiatati che, agendo di sorpresa di notte, irrompevano all'improvviso sulle postazioni nemiche. Si tratta di un modello di tattica militare comune a tutto l'esercito, un modello che bene si confaceva agli uomini della Brigata Sassari, che, come si è detto, era composta da sardi legati tra loro da un forte senso di appartenenza. Tali uomini, abituati a lavorare duro in una terra aspra a volte ostile, formavano squadre molto affiatate dirette da "capi capaci di farsi obbedire allo sguardo", in grado di muoversi " con agilità, destrezza, esperienza, freddezza, coraggio personale". Già in una piccola "azione ardita" svoltasi nella notte del 27 aprile 1917 mio padre ebbe modo di distinguersi per "ammirabile coraggio personale" tanto da essere citato nell'ordine del giorno del 151° reggimento fanteria, datato 3 maggio 1917. Il 10 giugno 1917 nell'ambito delle azioni belliche per la riconquista del Monte Zebio il comando del 151° reggimento decise un'"azione ardita" diretta alla conquista di una forte posizione nemica. Venne formato un plotone, comprendente anche mio padre, che di notte raggiunse la postazione e riuscì a penetrare nella trincea nemica, Nel violento scontro che ne seguì rimase ferito il comandante del plotone. Al suo posto assunse il comando il caporale maggiore Giovanni Porcheddu il qule, con i suoi uomini, concorse a respingere due contrattacchi, lanciando nello scontro le bombe a mano che egli stesso aveva sottratto al nemico.Nel profilarsi di un terzo contrattacco salì sul parapetto della trincea noncurante del pericolo, per chiamare e incitare i rincalzi. Questa azione gli valse la Medaglia d'argento al valor militare conferitagli dal Ministro Segretario di Stato per gli Affari della Guerra il 15 marzo 1919. Con il 151°reggimento fanteria combattè la battaglia della Bainsizza da lui descritta come una delle più cruente cui prese parte in tutta la guerra.Bastano pochi dati: nella sola giornata del 31 agosto 1917 la perdite ammontarono a circa 400 tra morti e feriti, in gran parte appartenenti al suo reggimento. Visse le vicende di Caporetto dove però la Brigata Sassari non si disunì e combattè sul Piave per fermare le truppe austriache. Nel 1918 durante la battaglia dei Tre Monti in cui furono presi il Col d'Ecchiele, il Monte Valbella e il Col del Rosso, fu ferito. Più precisamente, il 28 gennaio 1918, durante l'assalto al Col del Rosso riportò ferite multiple a una gamba e ad una mano. Questa azione, che gli valse il Distintivo d'onore, poteva essergli fatale: evitò la morte per miracolo. Con il foglio di congedo illimitato finisce la storia di mio padre come fante della Brigata Sassari nella Prima guerra mondiale. Ma questa oggettiva e fredda esposizione dei fatti di cui è stato protagonista, se da un lato delinea la figura di un uomo coraggioso capace anche di gesti eroici, dall'altro non dice del dolore, della sofferenza, della solidarietà dello smarrimento, della durezza (sì durezza, che non vuol dire scarsa umanità)che emergono dai suoi racconti di quegli anni trascorsi al fronte. Non dice dei disagi della vita quotidiana, degli orrori delle trincee devastate dalle artiglierie, della carneficina degli uomini mandati allo scoperto in assalti folli, falciati dalle mitragliatici come conigli. Racconti rimasti nella memoria dei figli, mella mia memoria,e che non vengono scalfiti dall'ondata di retorica sorta attorno alla Grande Guerra. Ora che da anni quel giovane soldato, ritratto in una fotografia ingiallita del 1915 (aveva vent'anni), con un braccio appoggiato a un mobile e l'altro con il gomito piegato e la mano su un fianco, ed una espressione del viso allo stesso tempo spavalda e smarrita, è scomparso, rimangono i documenti dei riconoscimenti ufficiali, le medaglie, qualche cimelio e i ricordi che ha trasmesso ai suoi discendenti. Ma ciò che vorrei emergesse da questa vicenda umana è la figura di un uomo che ha assolto al suo compito con quel senso del dovere, della dignità e con quell'orgoglio che hanno i sardi migliori, e che hanno reso famosa la Brigata Sassari. Vorrei soltanto che chi si accostasse al materiale raccolto nel centenario del primo conflitto mondiale e si imbattesse nel nome di Giovanni Porcheddu da Siligo potesse dire:"E' uno di quegli uomini che ha mantenuto dignità e coraggio in quell'inferno che è stata la Grande Guerrra." Queste note sono state scritte dal figlio Filippo Porcheddu nell'agosto del 2014.

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  • Date:

    • 1918-01-28
    • 1915-07
  • Temporal:

    • 2014-08-09 17:26:44 UTC
  • Place/Time:

    • Italian Front

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    • 17232
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  • First published in Europeana:

    • 2015-01-26
  • Last updated in Europeana:

    • 2016-07-27

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